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Mano nella mano

di Sara Adami

Poi ho visto la paura sul tuo viso e ho smarrito il senso di giustizia delle cose.

La tua indole si era già insinuata tra le mie certezze, aveva schiaffeggiato quelle precise convizioni fatte di mattoni perpendicolari. Affascinata dalla mancanza di ragionevolezza ma intrisa di senso, coinvolta e sconvolta dal preciso gioco delle parti.

Era evidente che non ci saremmo più smarriti, naufragati sull’isola della condivisione. Dentro o fuori dalle mura, con o senza titolo e moralità, noi saremmo stati.

Ma quella sera la ragnatela dei tuoi pensieri era più fitta del frutto delle nostre rughe: si trattava di qualcosa di importante e l’ho capito da quei denti. Ho sempre capito tutto dai tuoi denti, io.

L’ampio sorriso che ti porti in faccia parla di candidi corpi allineati come allegri scolari in girotondo.
Quel giorno, però, la musica era silenziosa, le grida di gioia soffocate dai presentimenti. I bambini non si tenevano più per mano, li ho visti sciogliere quella stretta consolatoria. Immagina un carosello rotto, una giostra spenta, immagina il timore che ho guardato e nutrito.
A un certo punto i tuoi occhi mi hanno cercato come si cerca la salvezza, e mentre mi parlavi il girotondo è ripreso.
Così, quando mi hai dato la notizia più triste del mondo, almeno eravamo mano nella mano.

One Comment

  1. kovalski

    8 Giugno 2011 at 23:20

    beh, però è tanto, stringere una mano, quando si riceve la notizia più triste del mondo…

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